Categoria: 2003 – Dall’aborto all’eutanasia

Il senso cristiano della sofferenza – Inigo Ortega

In questi ultimi anni, la parola della Chiesa sulle questioni che riguardano la vita umana, dall’aborto all’eutanasia, è stata piuttosto abbondante. La Chiesa ha realizzato una difesa profonda del principio dell’inviolabilità dinanzi alle aggressioni contro la vita, e ai nuovi problemi che sono sorti con lo sviluppo della medicina e l’evoluzione delle diverse tecniche mediche.

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Il significato della sofferenza – Giovanni Zaninetta

Credo sia opportuno collocare il mio intervento all’interno del percorso di questo convegno, senza neppure tentare di affrontare (non ne sarei capace) il tema della sofferenza nel suo orizzonte più ampio, in tutti i suoi significati teologici, psicologici ed in definitiva esistenziali, per concentrare l’attenzione sulla quotidianità della mia esperienza, in un hospice, un reparto di cure palliative, a contatto con la fase finale della vita di molti pazienti.

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2003 – Dall’aborto all’eutanasia

Convegno scientifico aperto al pubblico che la Federazione Regionale Piemontese dei Movimenti per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita organizza per Sabato 25 ottobre e Domenica 26 ottobre
Quarto di una serie iniziata nel 2000, questo convegno –dice Giuseppe Garrone, Presidente Regionale Movimenti per la Vita- vuole raccogliere il filo conduttore che attraversa i temi trattati in precedenza: Fecondazione extracorporea (2000), alternative ad essa (2001), contraccezione e aborto (2002).

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Contesto filosofico e culturale contemporaneo: aspetti problematici e speranze – Michele Lenoci

La mia relazione si propone di offrire, per quanto mi sarà possibile, un’analisi delle condizioni culturali e filosofiche che costituiscono il contesto di quelle posizioni che, riguardo alla vita, oggi sono molto diffuse e condivise, fin quasi a divenire un comune sentire, veicolate sui giornali o diffuse attraverso la radio o le prese di posizione televisive.

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Congregazione per la dottrina della Fede: Dichiarazione su eutanasia

Potrebbe anche verificarsi che il dolore prolungato e insopportabile, ragioni di ordine affettivo o diversi altri motivi inducano qualcuno a ritenere di poter legittimamente chiedere la morte o procurarla ad altri. Benché in casi del genere la responsabilità personale possa esser diminuita o perfino non sussistere, tuttavia l’errore di giudizio della coscienza – fosse pure in buona fede – non modifica la natura dell’atto omicida, che in sé rimane sempre inammissibile.

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Aspetti storico-giuridici dell’eutanasia – Mario Palmaro

Questa relazione tenterà di mettere in luce, senza la pretesa di una completezza assoluta vista la vastità dell’argomento, due aspetti che riguardano il tema dell’eutanasia: alcune considerazioni di carattere storico, da un lato; nella seconda parte dell’intervento, alcune valutazioni di carattere filosofico e giuridico

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Eutanasia prenatale: effetto terminale – Giuseppe Noia

Con l’introduzione dell’ecografia ostetrica si è aperta una finestra sul mondo fetale, mostrandoci numerosi aspetti della vita prenatale prima inimmaginabili. Ciò ha permesso l’evoluzione della scienza ostetrica e attualmente con le terapie fetali è oggi possibile curare numerose patologie prenatali. D’altro canto, tutto ciò che ha permesso di monitorare il benessere fetale, ha consentito altresì di attuare procedure che non tendevano a migliorare le condizioni di salute del feto, ma piuttosto ad eliminarlo fisicamente (Garver et al 1992)
Oggi si assiste a numerosi interventi medici che tendono in qualche modo a diffondere ciò che giustamente viene definita “eutanasia prenatale”. (Giovanni Paolo II 1995)

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testimonianza – Associazione Gigi Ghirotti di Genova – Franco Henriquet

La nostra esperienza con i malati di cancro verso il termine della vita iniziò venti anni or sono all’interno di un grande ospedale generale, l’Ospedale San Martino di Genova, allora con oltre 3000 posti letto.
La molla che ci spinse a occuparci di loro fu il problema del dolore nel momento in cui osservammo quanta poca considerazione gli fosse generalmente riservata insieme alla scarsa considerazione in generale per le cure complessive dei malati nelle fasi più avanzate della loro malattia.

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